pregasi
diffonderre

non dobbiamo solo leggere e diffondere
da allora:
Atripalda,24.05.2006
non è successo niente!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

CORPO POLIZIA ECOZOOFILA A.U.D.
centrale operativa 24/24 telefono 349 84 59 330 – mail:

comando@poliziaecozoofila.info

Da tempo il CPE di Salerno sta tentando di far terminare un
canile della Comunità  montana per potervi far entrare i
230
cani sequestrati ieri a Castellabate; anche il Bancozoofilo
del CPE ha provveduto ad inviare 2 volte cibo a questa
struttura abusiva

La notizia del loro molto probabile inoltre a Cicerale
richiede un intervento di tutti per impedirlo

Per chi non lo conoscesse riproponiamo uno scritto  di
Angela Luongo di Atripalda vigilessa come proferssione
presidente di un’ associazione animalista l’unica donna con
le pal……..che ha avuto il coraggio di scrivere e
raccontare l’inferno che avava visto entrando in quel
canile. Denunciata per diffamazione a mezzo stampa ma
assolta giustamente.

Sappiamo tutti che questa descrizione si può adattare a
mille altri rifugi più o meno convenzionati, ma sappiamo
tutti che tali situazioni devono essere estirpate e non
basta portarle agli onori delle cronache

Ercole Ciaglia


comando@poliziaecozoofila.info

MANCA UN GIRONE NELL’INFERNO DI DANTE ALIGHIERI: “IL CANILE
DI CICERALE” Chi in passato lo ha definito il Dio del Sud ha
bestemmiato.

Io ieri l’ho incontrato, vecchio, sporco,claudicante,tante
goccioline fetide gli colavano dal volto tumefatto dalla
cattiveria, odio, avidità  , sete di soldi soldi soldi,
pietra miliare della sua perfida esistenza.

LUCIFERO, si era proprio lui, trasferitosi sulla terra dagli
abissi infuocati dove il magma fonde ogni elemento da cui
potrebbe germogliare vita, amore, pace, rispetto, speranza.

Padrone assoluto di duemila esseri viventi, da Dio creati a
sua immagine e somiglianza come tutto ciò che esiste sul
pianeta terra, e dal  Cafasso incarcerati, denudati,
seviziati, costretti a perdere la propria identità  di
animali, parti integranti dell’universo, compagni fedeli
per l’eternità .

Per raggiungere questo girone infernale ho impiegato due ore
di viaggio, un tornante dopo l’altro, come sulle montagne
russe, mi sono inerpicata sulle colline che a strapiombo
cadono sulla costa cilentana, un’ altro mondo, ai confini
della realtà , recintata da teloni neri che nascondono
l’orrore, ecco l’oasi di ciotola, il rifugio di Cicerale,
chilometri quadrati di bosco trasformati in forni crematori
d’estate e pozzanghere argillose d’inverno, anche il prato
verde ha smesso di esistere, si è consumato ed estinto a
causa dello strofinio con la cute di centinaia-migliaia di
cani transitati in quell’incubo, non un abbaio ma un boato
di latrati proveniva da tutta la collina, una stradina che
scendeva tortuosa  mi portava all’ingresso del gulag.

Bello l’ingresso, alberato con viottoli piastrellati in
pietraviva, qualche gabbia a cubo chiuso, ancora non
arrugginita, corredate da microcuccia e 4 – 5 – 6 cani di
piccola taglia che saltellavano come grilli, in verticale
perchà©  camminare in orizzontale era impresa impossibile.
Più avanti un numero imprecisato di box in cemento di
pochi
metri quadri, chiusi da rete anche sulla parte superiore,
contenevano i cani della Legge Sirchia, quelli pericolosi,
li’ inscatolati per espiare le colpe dei balordi umani
padroni delle loro vite, decine e decine di Kalashnikov
pronti ad uccidere,dilaniare,massacrare qualsiasi cosa fosse
vicina alle proprie mandibole, l’odore dell’uomo scatenava
in quei molossi una reazione chimica capace di innescare
un’atomica tanto era l’odio che nutrivano nei confronti di
chi li privava anche dell’aria da respirare.

Lo scenario che si allargava nel bosco circostante creava
nel mio cuore inaudita sofferenza, per chilometri si
estendevano fatiscenti  reticolati consumati dalle
intemperie e dalle migliaia di denti spezzatisi in quelle
maglie di ferro alla ricerca della libertà , si perdevano a
vista d’occhio, quadrati irregolari scoscesi in cui uno,due
,cinque,dieci,venti,trenta cani, maschi con femmine, alcune
gravide, cuccioli con adulti, piccole taglie con cagnoni
enormi, scheletrici, sporchi, peli ammassati, sguardi
assenti, bava alla bocca, terrore gerarchico negli occhi,
abbandonati alla morte in angoli, crepacci o in quel che
restava di cucce in cemento affossate nella terra
maleodorante, monchi, inebetiti, cani abbandonati dall’uomo
ma in questa circostanza anche da Dio.

L’area di calpestio dei recinti aveva,  nella sua
totalità ,
una pendenza dell’80%, su di essa  i cani si arrampicavano,
di un colore inesistente nella sfera ottica umana, sul suolo
aleggiava uno strato di polline misto a peli ed escrementi
liofilizzatisi, ogni zampata sollevava una nube di polvere
fetida.

Dalla terra fuoriuscivano pietre appuntite, tronchi spezzati
, tante piccole escrescenze simili a mani  che dal
sottosuolo con movimenti convulsi tentavano di avvinghiare e
catturare quei dannati rinchiusi in un luogo per il quale
non sono stati creati ed in cui si dibattevano come le
anguille catturate per essere vendute. In questo scenario
spettrale un solo operaio, originario dei paesi dell’Est,
mezzo svestito, si affaccendava senza far nulla di utile, in
un baraccone un Veterinario, presumo,  alle prese con
bisturi operava in dolce compagnia femminile, mentre, una
ragazzina in abiti da lavoro trasportava su di una
carriòla,
barella etnica, un cane anestetizzato da rimettere nel
branco, un Veterinario dell’ASL competente per territorio
giustificava l’alto tasso di mortalità  nella struttura
dovuto a decessi  per arresto cardiocircolatorio.  Dulcis in
fundo  in quattro gabbioni da trasporto sei nuovi randagi
appena arrivati nell’inferno da chissà  quale Comune pronto
ha pagare la retta giornaliera di 1 euro e 49 centesimi per
sempre, visto che dopo la microchippatura e lo smistamento
nei recinti nessun padrone andrà  mai a controllarli come
nessun pazzo salirà  mai su quella montagna per prendere in
affido un cane, è utopia .

Lo scopo della mia visita era un controllo (insieme a
rappresentanti di una Amministrazione Comunale) per
accertare l’esistenza in vita di 92 cani di un paese a 150
chilometri circa di distanza dal campo di sterminio, le
ultime fatture ne elencavano una quarantina,la prima
verifica sommaria ne dava 24 presenti ma il proprietario
della struttura non sapeva dove, in quale recinto della
montagna, fra gli oltre 2000 cani si trovassero, “era
necessaria una ricerca che richiedeva tre o quattro giorni,
fissare un  appuntamento”, rifare il viaggio e sperare di
trovare in loco fisicamente il proprietario, “altrimenti
nella galera nessuno vi permetterà  di accedere”.

Dopo solo 15 minuti di visita guidata eravamo già  fuori al
cancello.

Mi capita ogni qualvolta che oltrepasso i cancelli di un
lager di non dormire per notti e notti, mi riprometto ogni
volta di smetterla di aiutare gli indifesi, imponendomi di
vivere come fanno tutti.

Non ci riesco.

L’indifferenza assoluta dell’opinione pubblica è la pena
più
dolorosa.

“Lontano dagli occhi lontano dal cuore”, è quanto impera
incosciamente nel tessuto sociale moderno, questo lo hanno
carpito i nuovi imprenditori aguzzini, mentre gli animalisti
rincorrono la cagnetta da sterilizzare che gli
accalappiacani dell’ASL non riescono a catturare,
battibeccano con il cattivo detentore del cane a catena
corta, ergono barricate per bloccare furgoni carichi di
animali destinati alla vivisezione in Germania, Svizzera ed
in chissà  quante altre parti del Mondo , si impegolano in
questioni di ordinaria quotidianità  per strappare
all’offesa
o alla morte uno, dieci, cento cani o gatti, mentre altri
mille, in quello stesso momento esalano l’ultimo respiro
dopo giorni, mesi di agonia e stenti in appartati ed isolati
lager, regolarmente autorizzati dall’Azienda Sanitaria
Locale,mai controllati dagli Organi preposti alla vigilanza
ed al rispetto dalla normativa vigente in materia, laddove
esiste un Comando o Stazione delle Forze dell’Ordine che
alla richiesta d’intervento per un controllo non risponda
“tale attività  non rientra nelle nostre competenze”.

Sono ogni giorno più convinta che in questi quindici anni
dal 1991, anno dell’entrata in vigore della Legge Nazionale
sul Randagismo, poco o nulla è stato fatto in termini di
concretezza per realmente tutelare gli animali d’affezione e
prevenire il fenomeno randagismo in Italia, terra, le cui
comunità  stentano a recepire sia pubblicamente che
privatamente il significato del termine “benessere animale”,
dove buona parte della popolazione resta poco incline alla
solidarietà  e sensibilità  verso gli animali da
compagnia,
dimostrando intolleranza nei confronti degli animali
abbandonati, operando arbitraria giustizia sugli stessi
sterminandoli nei modi più raccapriccianti.

I miei occhi sono stati scelti dagli amici animalisti
dell’UNA di Pontecagnano per visitare con raziocinio,
serietà , competenza ed esperienza un rifugio ritenuto
ineccepibile da molti Dottori e Sapientoni, fasulli tutori
del benessere animale, il mio modo di vedere, sentire,
recepire immagini e sensazioni non mi accomuna a coloro che
per prestigio e convenienza girano lo sguardano ed incassano
la ricompensa.

Perciò vi chiedo, in nome e per conto di quelle anime
dannate, GIUSTIZIA.

Atripalda,24.05.2006

Presidente AIPA Guardia Zoofila Reg.
-Angela Luongo
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