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L’area di interesse è quella che va da Rimini Sud, zona Camping e Colonie, fino al Fiume Marano a Riccione, compresa la sponda sud. Si tratta di mille metri lineari di costa eccezionale che si trova tra due aree completamente antropizzate e conserva una qualità ambientale sconosciute per molti chilometri a nord nella città di Rimini e a sud nella costa di Riccione.
Questa area è caratterizzata da una presenza prevalente di spiagge libere e naturalizzate, di ampi spazi verdi a monte del lungomare e di importanti eccellenze faunistiche e naturali non comuni in un ambiente urbanizzato.  La foce del Marano si presenta coperta di canne ed è molto frequentata da varie specie animali, soprattutto ornitiche, biodiversità che potrebbe essere incrementata con una gestione più accurata di questo habitat. Il tratto finale del Marano è caratterizzato infatti da anni dall’arrivo a fine Agosto/inizio Settembre di decine di migliaia di rondini che si raccolgono qui prima della partenza per l’Africa.  A questo fenomeno si aggiunge nel periodo estivo la presenza ormai da diversi anni del Falco Pellegrino, specie per lungo tempo in via di estinzione e oggi in fase di recupero. E l’intero tratto di costa registra inoltre la presenza di specie protette da specifiche norme nazionali ed europee, tra cui il Fratino, piccolo trampoliere che lo ha scelto come sua casa; e sono in costante aumento le coppie che ogni anno vi nidificano.   Intorno alla colonia Reggiana sono poi presenti dune verdi. Di fronte all’ex albergo Le Conchiglie è presente un’area verde unica, testimonianza superstite della flora della costa riminese. Di fronte alla Bolognese la formazione di dune è ostacolata dall’uso improprio della spiaggia libera, mentre esse sono presenti nel vicino circolo velico.

Tutta questa costa è poi segnata dalla presenza eccellente di costruzioni di grande pregio storico-culturale e architettonico, oltre che di un edificato prevalentemente in disuso e abbandonato. Sono presenti infatti costruzioni vincolate dai Beni Culturali quale le colonie Novarese, Bolognese e Reggiana, esempi della Italia balneare della prima metà del ‘900. Presenza di Alberghi in disuso come le Conchiglie, ex colonia dei primi del 900, e di colonie degli anni del dopoguerra. Questo urbanizzato, in gran parte di grande qualità storica, architettonica e urbanistica, può essere recuperato e diventare elemento qualificato di una realtà ormai sparita da tempo nel resto della provincia e d’Italia, una sorta di “Fori imperiali del turismo balneare Italiano”. Il rimanente potrebbe essere demolito e/o riedificato in quanto edifici del dopoguerra di scarso valore urbanistico ed edilizio

Le numerose spiagge libere sono inoltre scelta e meta di un turismo balneare che cerca nella spiaggia da fruire libera (non vuota) la forma della sua vacanza.  Esse hanno quindi una grande funzione sociale, quella di rendere disponibile uno spazio non a pagamento per la collettività, una funzione da valorizzare.
Rimini vede ora disattendere invece sul suo territorio l’indicazione della regione di destinare almeno il 20% di spiaggia ad un uso libero e naturale, essendo quella messa a disposizione meno di un terzo di quanto indicato. Questi spazi vengono inoltre aggrediti da un loro uso saltuario per spettacoli estivi che non determina alcuno sviluppo se non quello dello sfruttamento di quanto è più pregiato senza nulla lasciare di strutturato. E’ il caso del Jova Beach che ha minato la nidificazione di specie protette e ha portato circa quarantamila persone in un’area priva di infrastrutture di accoglienza e il Beach Arena che per oltre 40 giorni ha occupato un grande tratto di spiaggia libera privando la comunità di una spazio già scarso. Entrambe le iniziative hanno sfruttato le caratteristiche ambientali e i valori dell’area semplicemente consumandoli e senza contribuire a una duratura riqualificazione base di sviluppo e creazione di valore e ricchezza per la comunità.

I vasti spazi  liberi esistenti, con la spiaggia e la foce del Marano che “apre” a percorsi verso l’entroterra,  possono essere utilizzati per attività outdoor green ludico sportive, per proposte legate ad una offerta turistica vocata al benessere, in coerenza con le previsioni del parco del Mare  ( …con la riqualificazione proposta dal Parco del Mare ) e con i progetti ipotizzati da tempo, come l’ “Area del Benessere”per la Novarese e Rimini Terme, ecc.

Tutte  potenzialità capaci di produrre flussi turistici per l’intero anno.

      Proponiamo perciò per questa area l’utilizzo dello strumento urbanistico regionale definito “Area di Riequilibrio Ecologico”.
Definizione giuridica: Le ARE, costituiscono una ulteriore tipologia di area protetta, oltre alle Riserve naturali e ai Parchi regionali, già previste dalla Regione Emilia-Romagna con la L.R. n. 11/1988. La Legge Regionale 6 del 2005 definisce le ARE come “aree naturali o in corso di rinaturalizzazione, di limitata estensione, inserite in ambiti territoriali caratterizzati da intense attività antropiche che, per la funzione di ambienti di vita e rifugio per specie vegetali ed animali, sono organizzate in modo da garantirne la conservazione, il restauro, la ricostituzione”.    Ed una corretta valorizzazione.

La realtà economica turistica dell’area di Rimini e Riccione è caratterizzata da una offerta balneare antropizzata che da molti lustri vede un costante declino di presenze e di operatori economici. Ripetere questo modulo di sviluppo in un’area ancora “libera”, per di più con la crisi da Covid 19,  significa andare incontro ad un rischio fallimento, oltre che ad un ulteriore impoverimento del territorio.
L’area delle Colonie e del Marano consente di poter realizzare un’offerta complementare a quella dominante e ormai satura. Come si diceva questa area presenta ancora requisiti di una naturalità superstite e in prospettiva da potenziare ed è ricca di un edificato in disuso. Destinarla ad una offerta turistica ed economica che basa la sua forza sulla conservazione dell’ambiente, sul suo uso responsabile, sulla riqualificazione delle eccellenze storiche architettoniche della cultura balneare italiana della prima metà del Novecento e riedificare il rimanente può essere elemento di offerta turistica complementare alla offerta attuale e generare un reale incremento con una proposta di accoglienza ora assente.
Una progettualità che faccia convivere queste due realtà, l’area di riequilibrio ecologico e una offerta di uso di questo territorio compatibile con le sue caratteristiche, è la proposta che riteniamo debba essere praticata per meglio ottenere gli obbiettivi di conservazione ecologica e sviluppo economico compatibile.     In modo che l’una rafforzi l’altro, specie ora con la necessità di uscire con proposte nuove e innovative, dalla drammatica crisi prodotta dalla pandemia.

 Da subito proponiamo perciò di avviare un percorso partecipato per una progettazione complessiva di tutta l’area in oggetto.

L’altra proposta che facciamo è quella di proporre un atteggiamento premiale da parte della Regione per quei Comuni e comunità che si impegnano a rispettare l’indirizzo del 20% di spiaggia libera sul proprio territorio. Si deve favorire nella assegnazione dei fondi chi rispetta l’obbiettivo, chi è più vicino all’obbiettivo, chi lo persegue, penalizzando chi lo disattende. Meccanismo premiale che l’Amministrazione Regionale già utilizza in diversi contesti. Questa premialità può essere rivolta alle Amministrazioni ma anche ai singoli operatori di spiaggia.

Coordinamento Associazioni Ambientaliste Riminesi ( ANPANA Rimini, dnA Rimini, Fare Ambiente,
Fondazione Cetacea, Italia Nostra Rimini, Legambiente Valmarecchia, L’Umana Dimora e WWF Rimini )

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